IL TEATRO ALLA SCALA PRENDERA’ ALIBABA?

CHRISTIAN RAIMO / Cultura


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Christian Raimo

                                                                                                                                                                                                 

FORMALE O SPONTANEO? LA PRIMA DELLA SCALA VERITA’ ED OPINIONI SULLA MUSICA OGGI

Dopo aver lavorato a fianco agli scaligeri Romano GandolfiLuigi Molfino, ecc., Maestro accompagnatore dei Loggionisti del Teatro alla Scala, già docente presso il Politecnico delle Arti di Milano (ora Scuola Claudio Abbado) con una formazione verdiana in quel di Parma e del Conservatorio di Milano, Christian Raimo, figlio d’arte (il nonno Gioacchino direttore d’orchestra e Ia coulisse di E. Macario) e di manager Nestlè (il papà Enzo, amico di Lucio Battisti, portò la creatività nel marketing) risponde alle nostre curiosità  del settore artistico musicale.

 

Maestro, questa sera la “Prima della Scala”, come dice sempre Lei, ci ha fatto vibrare? 

Si sente Giacomo Puccini, la sua eleganza, l’impronta dell’artista italiano nel mondo. Ricordo quest’anno la gentile signora Puccini che mi invitò a Torre del Lago: una villa piena di poesia, Lui, un uomo contemporaneo che volava e girava in auto l’Italia in un periodo di crescita (fine ottocento, primo ventennio del novecento). Era curioso e cavalcava l’onda con coraggio!  Lo ascoltiamo nei colori dei flauti, degli effetti della natura, le campanelle, le percussioni che ci portano in giappone e “sul fiato” dei cori muti, “a bocca chiusa”. Gli archi sanno brillare nei legati intensi che dipingono lo sfondo avvolgendo i personaggi. 

Spesso dai mass media o dagli accademici riceviamo il consiglio di andare a teatro “indottrinati” ovvero, documentandosi prima sull’opera o sulle esecuzioni. Cosa ne pensa? 

Il sapere é  un’ottimo ingrediente che ci rinnova e ci stimola. Credo che qualsiasi artista, che possieda tra le mani una grande opera, non abbia problemi a trasmetterla con tutto se stesso e così ogni coll.re d’orchestra, regista, ecc.  Quindi vi consiglio di fruire dell’arte con un impatto a sorpresa, senza alcun indottrinamento. Andate direttamente, varcate la via, non leggete nulla: solo la trama. La musica non è forse un linguaggio universale? Verrete sorpresi! o…saranno sorpresi gli artisti: dai vostri “suoni labiali”!

https://www.youtube.com/watch?v=5ZMw9zEiYX4

 

Possiamo anche fischiare se non ci piace? 

Potete fare tutto ciò che desiderate in quel momento, col modo più opportuno ed elegante. Siete liberi di esprimere il consenso o il dissenso: è il rischio di chi ha deciso di mettersi sul palco come é sempre stato anche ai tempi del nostro Giuseppe Verdi. Non sarebbe teatro ma, imposizione culturale. La cultura é crescita, liberta’ d’intelletto come ci lascia in eredità il “Va’ Pensiero” grande opera universale, apolitica, ora e sempre proprietà degli italiani.

 

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Prima accennava ai registi, cosa ne pensa di ciò che accade nei teatri tra essi e direttori? Chi ha ragione? 

Se lei allude al “comando dell’opera”.. certo che siamo in mezzo a due ruoli che si rincorrono per la supremazia: il direttore d’orchestra e il regista. Chi dà l’impulso del tempo (il direttore) mette tutti dentro questa grande pentola della musica, forse un po’ come “chi gira il mestolo in cucina”. Mentre il regista di film assembla le scene fuori dalla diretta per ottenere un prodotto finale, il direttore, unisce più contenuti nella diretta che vive nell’impulso del suo gesto.

Chi decide l’interpretazione?

E li andiamo a “discutere” perché, se la musica evoca anche immagini, la scenografia stessa è immagine: il tutto dovrà esser semplicemente coerente. Ricordiamo che l’ascoltatore spesso non conosce ma vive il contesto in cui si trova. Ovvero, non è a conoscenza delle logiche strutturali ma le vive e le assimila attraverso i propri sensi. Quando il regista e il direttore differiscono per interpretazione: assistiamo a pure dissonanze, una Sinfonia cacofonica!

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Le sinfonie si eseguono con pianoforti, archi, ecc.. quanto é importante uno strumento per un concerto?

Lo strumento, come dice la parola, é un mezzo. Esso amplifica 1 100 1000 volte quello che io  penso o canto dentro me prima di suonare. È il proseguo dell’artista, il propagatore di onde, energia per le nostre orecchie.

Quanto può costare un pianoforte?

Un pianoforte può costare dai 1000 euro circa (digitale) fino a 200.000 euro e più (meccanico acustico).

Come una Ferrari?

Si, ed anche molto di più. Vede, più la voce é bella, ricca di suoni, più la melodia arriva a noi e con essa una grande l’emozione. Quando un artista o un appassionato suona uno strumento, più lo esso é di pregio, più trasmette sensibilmente ciò che vuole dire l’esecutore. Il suono, la meccanica, i materiali e soprattutto l’idea costruttiva di partenza ne fanno un gran mezzo per esprimersi.

Il famoso e-commerce ALIBABA é una piattaforma anche per le Maserati: ne sono state acquistate 8 in pochi secondi. Dove comprerebbe lei oggi uno strumento? 

Proprio in questo momento sto leggendo EAST-COMMERCE edito in Italia da Hoepli e scritto in multilingue da Marco Gervasi, avvocato italiano che vive in Cina da molto tempo ed è spesso ospite in trasmissioni televisive e di aziende.  Egli spiega tutto ciò che sta muovendo il commercio nel pianeta: il mondo deve prendere come esempio all’e-commerce cinese. Oggi una borsa FENDI viene vista e acquistata on line, consegnata direttamente a casa o ritirata presso una boutique del mondo, qui a Milano ovviamente in Montenapoleone. “Conosco il prodotto, lo acquisto ed é fatta!”. Con il pianoforte é eguale, acquistiamo on line da KAWAI un bel coda lusso laccato bianco e Furcht Milano provvede a farci pervenire il tutto, montato e accordato sul posto. Per gli strumenti da costruire o preparare su misura, sarà indispensabile un incontro più diretto tra cliente e produttore.

Quante famiglie italiane hanno pianoforte in casa?

Non sò dirle i numeri, ma certamente posso dire che possedere un pianoforte é poterti esprimere, giocare, tenere alto il tuo livello cognitivo anche da appassionato, un tocco d’arredo, un segno di eleganza e di cultura. Egli rappresenta il cuore emotivo della casa, della famiglia, porta emozioni. I maestri di MUSICA CON STILE sono sempre pronti per un “tanti auguri” dal vivo o uno “Stille Nacht”, qualcuno preferisce una cena intima con sottofondo soft dei più celebri brani d’amore, magari con un sax solista. Senza poi parlare di una ricorrenza dalle note jazz al ritmo di un imponente contrabbasso.

Un mp3 o un pianoforte nelle famiglie? 

È bene sempre avere un archivio personale composto da dischi, cd, mp3 ma, é certamente meglio avere uno strumento vero che sprigiona più energia e può esser utile per un evento privato tra amici. Sta tornando il “salotto”, sono sempre di più le richieste di rappresentare un’opera o un semplice intrattenimento jazz negli ambienti privati (mery@musicaconstile.com). Ogni esecuzione è unica e irripetibile!  In questo secolo siamo passati dalla diretta al virtuale, ciò è accaduto anche nel suono. Pensiamo al live del Teatro alla Scala e poi alle vibrazioni di un mp3 della prima di ToscaniniCallasBernsteinSiate esigenti, non credo che usufruendo di emozioni compresse potremo aprirci, alla vita!

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by Mery S.

Maestro Raimo

 

5 pensieri su “IL TEATRO ALLA SCALA PRENDERA’ ALIBABA?

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